La Nostra Fede
Confessione di Fede dell’Azione Biblica
Introduzione
Il desiderio dell’Azione Biblica è quello di vivere e promuovere una fede saldamente motivata sulla Parola di Dio.
Questa Confessione di Fede formula i grandi punti che strutturano e animano la fede cristiana, basata su fondamenta bibliche. Questa volontà ha condotto la sua stesura e si riflette ulteriormente nella versione che riporta i riferimenti biblici.
L’aggiornamento di questo testo di riferimento si è reso necessario, in particolare a causa delle numerose questioni etiche e sociali, che negli ultimi anni sono pervenute ad attaccare la fede cristiana in molti settori. Il nostro mondo sta cambiando rapidamente e il cristianesimo è attraversato da molte correnti, che reagiscono in modo diverso a questi cambiamenti. Come ai tempi del fondatore dell’Azione Biblica, è importante ri-esprimere gli elementi fondamentali della fede cristiana, alla quale vogliamo rimanere attaccati. Questo, per chiarire la visione del mondo e i contorni della nostra denominazione, e per consentire un dialogo rispettoso e senza confusione, con coloro che credono o pensano diversamente.
Formare dei discepoli per annunciare il vangelo di Gesù Cristo, sia in prossimità che in lontananza, ci riporta alle radici dell’Azione Biblica, quando la vocazione missionaria era alimentata da un rigoroso studio delle Sacre Scritture. Al di là delle nostre radici confessionali, l’attaccamento a un credo esigente manterrà l’Azione Biblica nella fedeltà al cristianesimo storico. Seguendo la lunga fila di credenti, che nel corso dei secoli ci collega al Vangelo insegnato dagli Apostoli di Gesù Cristo, l’Azione Biblica è anche erede della Riforma e dei Risvegli evangelici. I testi inseriti come riferimento, citati nell’appendice dei vari articoli, esprimono questo legame sia con il passato e sia con i movimenti protestanti evangelici contemporanei, ai quali ci sentiamo vicini.
Come il vecchio programma, “Credo”, questa Confessione di Fede potrà utilmente essere usata, al fine di provvedere alla proclamazione del Vangelo, in ogni circostanza e a tutti i livelli. Essa guiderà l’appartenenza alle nostre chiese locali e permetterà di formare i responsabili. Esigente nel suo contenuto, può essere adattata al pubblico, nella sua forma, al fine di condurre i credenti in una vita nella pietà, fedele alla Parola di Dio.
Attraverso questa Confessione di Fede, vogliamo rafforzare i legami che esistono tra le chiese all’interno dell’Azione Biblica e alimentare lo zelo per la proclamazione del Vangelo, zelo che ha segnato le nostre origini.
L’obiettivo finale di ogni creatura è quello di glorificare Dio. Con questo nuovo Credo vogliamo perseguire fedelmente e gioiosamente in questa prospettiva.
Testo di riferimento a cui ci atteniamo e utile a chi desiderasse approfondire questi concetti.
– Simbolo degli Apostoli (III-IV secolo, chiamato anche «Credo»), antica professione di fede cristiana.
«Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra;
E in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore; che fu concepito dallo Spirito Santo; nacque dalla Vergine Maria; patì sotto Ponzio Pilato; fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli Inferi; il terzo giorno risuscitò dai morti; salì al cielo; si è seduto alla destra di Dio Padre onnipotente; e da lì verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo. Credo nella santa Chiesa universale; nella comunione dei santi; nella remissione dei peccati; nella resurrezione della carne; e nella vita eterna.
Amen».
Art. 1 – Dio Trinitario
Dio è il solo Dio[1] vivente e vero[2]. Egli è spirito[3], infinito[4], assoluto[5], perfetto[6] e trascende i limiti della comprensione umana[7].
Dio è uno ed indivisibile[8], esiste eternamente[9] in tre persone distinte e uguali: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ognuna pienamente divina[10]. Queste tre Persone co-esistono in una relazione di amore e si glorificano reciprocamente, dall’eternità, in una comunione perfetta[11].
Dio è autosufficiente[12] [13]e nulla lo può limitare e nulla può impedire il compimento della Sua volontà[14]. Egli è Onnipotente, esercita una sovranità assoluta e regna da ogni eternità su tutto ciò che esiste[15]. Tutto avviene secondo il consiglio della sua volontà[16].
Perfetto in amore[17], in santità[18] e in tutti i suoi altri attributi[19], si glorifica e rivela la sua gloria in tutto ciò che è ed in tutto ciò che fa[20]. Ogni creatura vivente è tenuta ad adorare e glorificare lui solo[21].
- Dio Padre
Essere:
Il Padre è Dio da ogni eternità[22]. Concepisce ogni cosa[23] e comunica eternamente l’essere e la vita al Figlio[24].
Opera:
Tutto ciò che il Padre vuole e fa lo compie mediante il Figlio[25] e lo applica mediante lo Spirito Santo[26]. Quando l’opera della redenzione sarà pienamente compiuta, tutta la creazione gli sarà di nuovo perfettamente sottomessa a lui[27].
[1] De 4.35 ; Is 44.6 ; Mr 12.29 ; 1 Co 8.6 ; Ef 4.6
[2] Gr 10.10 ; Mt 16.16 ; Gv 17.3 ; 1 Te 1.9 ; 1 Gv 5.20
[3] Gv 4.24 ; 1 R 8.27
[4] Sl 139.7-10 ; 145.3 ; 147.5 ; At 17.24-25
[5] Es 3.14 ; Is 40.18
[6] Mt 5,48 ; Ro 1.20
[7] Gb 9.10 ; Sl 139.6 ; Ec 3.11 ; Ro 11.33 ; 1 Co 2.11
[8] De 6.4 ; 1 Co 8.6
[9] Sl 90.2 ; Da 7.14 ; 1 Ti 1.17 ; 6.16 ; Eb 1.11-12
[10] Mt 28.19 ; Gv 10.30 ; 1 Co 2.11 ; 2 Co 13.13
[11] Mt 3.16-17, 12.18 ; Gv 3.35, 16.13-15, 17.23-24
[12] Es 3.14 ; Gv 1.1-3 ; 5.26 ; Ro 11.35-36
[13] Gb 35.6-7, 41.3 ; At 17.25
[14] Gb 9.12 ; Is 43.13 ; Lu 1.37 ; Ro 9.19
[15] 1 Cr 29.10-12 ; Sl 93.1-3 ; Da 4.34-35 ; 1 Ti 6.15 ; Ap 17.14
[16] Sl 135.6 ; Is 14.24 ; La 3.37-38 ; At 4.27-28 ; Ef 1.1
[17] Gv 3.35 ; Ro 5.8 ; 1 Gv 3.1, 4.8
[18] Es 15.11 ; Le 19.2 ; Is 6.3 ; Lu 1.49 ; Ap 15.4
[19] De 32.4 ; Sl 18.31 ; 147.5 ; Mt 5.48 ; Gm 1.17
[20] Es 15.21 ; Sl 19.2 ; Is 43.7 ; Gv 17.1 ; Ap 21.2
[21] 1 Cr 29.11 ; Sl 29.1-2 ; Ro 1.21 ; Ef 1.12 ; Ap 4.11
[22] Sl 90.2 ; Gv 5.26 ; 17.5 ; 1 Co 8.6 ; Ef 4.6
[23] Gv 6.38 ; At 4.27-28 ; Ga 4.4 ; Ef 1.9-10 ; 3.9-11
[24] Sl 2.7 ; Gv 1.1 ; 5.26 ; Eb 1.5
[25] Gv 1.3 ; 5.36 ; 2 Co 5.19 ; Cl 1.16, 19-20 ; Eb 13.20-21
[26] Sl 104.30 ; Ez 36.25-27 ; Gv 14.26 ; 2 Te 2.13 ; 1 P 1.2
[27] 1 Co 15.24.28 ; Da 2.44 ; Fi 2.9-11
- Dio Figlio
Essere:
Il Figlio è Dio da ogni eternità[28]. La Sua relazione col Padre è quella di una di filiazione eterna[29].
Opera:
Mediante il Figlio, Parola di Dio, tutto è stato creato[30] e tutto sussiste[31]. Egli è il Redentore della Creazione[32] e l’unico Mediatore fra Dio e gli uomini[33]. Conformemente a quanto Dio aveva annunciato nelle sacre Scritture[34], Gesù Cristo è il Figlio incarnato[35]. Concepito dallo Spirito Santo[36], Egli è nato da una vergine chiamata Maria[37] ed ha vissuto come vero uomo[38], ma senza peccato[39]. Gesù Cristo è al tempo stesso pienamente uomo e pienamente Dio[40], è la rivelazione suprema di Dio agli uomini[41].
Mediante la sua vita perfetta[42] e il suo giusto insegnamento[43], Gesù Cristo ha ubbidito in tutti i punti alla volontà del Padre, anche fino alla morte sulla croce[44], per riconciliare ogni cosa con Dio[45].
Risuscitato corporalmente il terzo giorno[46], è apparso a numerosi testimoni[47]. È salito in cielo[48] e si è seduto alla destra del Padre[49]. Egli regna[50] e intercede per il suo popolo[51].
Cristo ritornerà in modo glorioso e personale[52], per raccogliere i Suoi[53], per giudicare i vivi e i morti[54] e per regnare eternamente[55].
[28] Gv 1.1, 8.58, 20.28 ; Ro 9.5 ; Fi 2.6 ; Cl 1.15-17 ; Eb 13.8
[29] Gv 1.14 ; Eb 1.5
[30] Sl 33.6 ; Gv 1.3 ; 1 Co 8.6 ; Cl 1.16 ; Eb 1.2
[31] At 17.28 ; Cl 1.17 ; Eb 1.3
[32] At 3.20-21 ; Ro 8.19-22 ; Cl 1.20
[33] Ef 3.12 ; 1 Ti 2.5 ; Eb 8.6, 9.15, 12.23-24
[34] Is 9.5-6 ; Gr 33.15 ; Lu 1.69-70 ; Ro 1.2-4
[35] Mt 1.22-23 ; Gv 1.14 ; Ro 1.3-4 ; Ga 4.4 ; 1 Ti 3.16
[36] Mt 1.18 ; Lu 1.35
[37] Is 7.14 ; Mt 1.23, 13.55 ; Lu 1.34-35, 2.7
[38] Gv 8.40 ; At 2.22-23 ; Ro 5.15 ; Fi 2.7 ; Eb 2.17
[39] Gv 8.46 ; Eb 4.15, 9.14 ; 1 P 2.22 ; 1 Gv 3.5
[40] Gv 1.14 ; 10.30 ; 2 Co 5.19 ; Cl 2.9 ; 1 Ti 3.16
[41] Gv 1.18 ; 14.9 ; 2 Co 4.4 ; Cl 1.15 ; Eb 1.3
[42] Sl 40.7-9 ; Gv 4.34 ; 6.38, 17.4 ; Eb 10.5-7
[43] Gv 8.28-29, 12.49-50 ; 14.10
[44] Mt 26.39, 42 ; Fi 2.8 ; Eb 5.7-8
[45] At 10.36 ; Ro 5.1, 10-11 ; 2 Co 5.18-21 ; Ef 2.16 ; Cl 1.20-22
[46] Lu 24.39 ; Gv 2.19-22, 20.27 ; 1 Co 15.4
[47] Mt 28.17 ; Gv 21.24-25 ; At 1.3, 13.31 ; 1 Co 15.5-6
[48] Lu 24.51 ; Gv 16.28, 20.17 ; At 1.9 ; Ef 4.10
[49] Sl 110.1 ; At 2.34-36 ; Cl 3.1 ; Eb 1.3, 10.12
[50] 1 Co 15.25 ; Ef 1.20-22 ; Fi 2.9-11 ; 1 P 3.22 ; Ap 5.12
[51] Ro 8.34 ; Eb 7.25 ; 1 Gv 2.1-2
[52] Mt 24.30 ; At 1.11 ; 2 Te 1.7 ; Tt 2.13 ; Ap 1.7
[53] Mt 24.31 ; Gv 10.16 ; 11.52 ; 2 Te 2.1
[54] Gv 5.22 ; At 10.42, 17.31 ; Ro 2.16 ; 2 Ti 4.1
[55] Da 7.14 ; Lu 1.33 ; 1 P 4.11 ; Ap 1.6 ; 11.15
Dio Spirito Santo
Essere:
Lo Spirito Santo è Dio da ogni eternità[56]. Egli procede dal Padre e dal Figlio[57].
Opera:
Lo Spirito Santo ha ispirato la Scrittura[58], aiuta i credenti a comprenderne il vero significato[59]. Ha sostenuto il ministero terrestre di Cristo[60] e guidato gli apostoli nella loro missione fondatrice[61]. Secondo la volontà del Padre, rende testimonianza non di sé ma di Gesù Cristo[62].
Lo Spirito Santo applica la salvezza ai credenti[63], li unisce a Cristo[64] e li equipaggia come vuole[65], perché essi vivano alla gloria di Dio[66].
Lo Spirito è stato inviato dal Padre e dal Figlio per assicurare la presenza di Cristo nella Chiesa[67] e darle la potenza di compiere il mandato missionario[68].
Testi di riferimento a cui ci atteniamo e utili a chi desiderasse approfondire questi concetti:
– Simbolo di Nicea-Constantinopoli (325, 381), sulla dottrina della Trinità e sui fondamenti della fede
«Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.
Crediamo in un solo Signore, Gesù Cristo, unico Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli, luce da luce, vero Dio da vero Dio, generato e non creato, della stessa sostanza del Padre, per mezzo del quale tutte le cose sono state fatte, che per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. È stato crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, ha sofferto ed è stato sepolto, è risorto dai morti il terzo giorno, secondo le Scritture, è salito al cielo, si è seduto alla destra del Padre. Da lì tornerà con gloria per giudicare i vivi e i morti. Il suo Regno non avrà fine.
Crediamo nello Spirito Santo, che regna e dà la vita, che procede dal Padre e dal Figlio, che ha parlato per mezzo dei profeti, che con il Padre e con il Figlio è adorato e glorificato. Una sola Chiesa, santa, cattolica e apostolica. Confessiamo un solo battesimo per la remissione dei peccati, aspettiamo la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.»
Definizione di Calcedonia (451), sulla dottrina della doppia natura di Cristo
«Seguendo quindi i santi Padri, insegniamo, tutti all’unanimità, che confessiamo un solo e medesimo Figlio, nostro Signore Gesù – Cristo, lo stesso perfetto nella divinità e lo stesso perfetto nell’umanità, lo stesso veramente Dio e veramente uomo (composto) da un’anima razionale e da un corpo, consustanziale al Padre secondo la divinità e lo stesso consustanziale a noi secondo l’umanità, in tutto simile a noi tranne che nel peccato, generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, e negli ultimi giorni lo stesso (generato) per noi e per la nostra salvezza dalla Vergine Maria, Madre di Dio secondo l’umanità, un solo e medesimo Cristo, Figlio del Signore, l’unico generato, riconosciuto in due nature, senza confusione, senza cambiamento, senza divisione e senza separazione, la differenza delle due nature non essendo affatto soppressa a causa dell’unione, ma piuttosto la proprietà dell’una e dell’altra natura essendo salvaguardata e concorrendo in una sola persona e in una sola ipostasi, un Cristo che non si fraziona né si divide in due persone, ma in un unico e medesimo Figlio, unigenito, Dio Verbo, Signore Gesù Cristo, secondo quanto da tempo i profeti hanno insegnato di lui, secondo quanto Gesù Cristo stesso ci ha insegnato e secondo quanto il Simbolo dei padri ci ha trasmesso.
– Simbolo di Attanasio (fine IV – inizio V s.), formula dettagliata sulla dottrina della Trinità e l’opera di Cristo .
«Chiunque voglia essere salvato deve, prima di tutto, professare la fede universale: se non la mantiene integra e pura, perirà senza dubbio per l’eternità.
Ecco la fede universale: veneriamo un Dio nella Trinità e la Trinità nell’Unità, senza confondere le Persone né dividere la sostanza: infatti, altra è la Persona del Padre, altra quella del Figlio, altra quella dello Spirito Santo; ma una è la divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, uguale la gloria, coeterna la maestà.
Come è il Padre, così è il Figlio, così è anche lo Spirito Santo: increato è il Padre, increato il Figlio, increato lo Spirito Santo; infinito è il Padre, infinito il Figlio, infinito lo Spirito Santo; eterno è il Padre, eterno il Figlio, eterno lo Spirito Santo; e tuttavia non sono tre eterni, ma un solo eterno; così come non sono tre increati, né tre infiniti, ma un solo increato e un solo infinito. Allo stesso modo, onnipotente è il Padre, onnipotente è il Figlio, onnipotente è lo Spirito Santo; eppure, non sono tre onnipotenti, ma un solo onnipotente. Così il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito Santo è Dio; eppure, non sono tre Dei, ma un solo Dio. Così il Padre è Signore, il Figlio è Signore, lo Spirito Santo è Signore; eppure, non sono tre Signori, ma un solo Signore; poiché, così come la verità cristiana ci obbliga a confessare che ciascuna delle persone in particolare è Dio e Signore, allo stesso modo la religione universale ci proibisce di dire che ci sono tre Dei o tre Signori.
Il Padre non è stato fatto da nessuno e non è né creato né generato; il Figlio proviene solo dal Padre, non è né fatto né creato, ma generato; lo Spirito Santo viene dal Padre e dal Figlio, non è né fatto né creato né generato, ma procede. C’è quindi un solo Padre, non tre Padri; un solo Figlio, non tre Figli; un solo Spirito Santo, non tre Spiriti Santi. E in questa Trinità non c’è nulla che sia prima o dopo, nulla che sia più grande o più piccolo, ma le Persone sono tutte e tre ugualmente eterne e simili tra loro. Così che in tutto, come già detto sopra, si deve venerare sia l’Unità nella Trinità, sia la Trinità nell’Unità. Chiunque voglia essere salvato, creda questo della Trinità.
Ma per la salvezza eterna è necessario credere fedelmente anche nell’incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo. È quindi giusta fede credere e confessare che nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, è Dio e uomo.
Egli è Dio, della sostanza del Padre, generato prima dei secoli, ed è uomo, nato dalla sostanza di sua madre, nel tempo; Dio perfetto, uomo perfetto composto da un’anima razionale e da carne umana, uguale al Padre secondo la divinità, inferiore al Padre secondo l’umanità.
Sebbene sia Dio e uomo, non ci sono tuttavia due Cristi, ma un solo Cristo; uno, non perché la divinità sia stata trasformata in carne, ma perché l’umanità è stata assunta in Dio; uno assolutamente, non per una mescolanza di sostanza, ma per l’unità della persona. Infatti, come l’anima razionale e il corpo formano un uomo, così Dio e l’uomo formano un Cristo. Egli ha sofferto per la nostra salvezza, è disceso agli inferi, il terzo giorno è risorto dai morti, è asceso al cielo, siede alla destra del Padre, da dove verrà a giudicare i vivi e i morti. Alla sua venuta, tutti gli uomini risorgeranno con i loro corpi e renderanno conto delle loro azioni: coloro che hanno agito bene entreranno nella vita eterna, coloro che hanno agito male, nel fuoco eterno.
Questa è la fede universale: se qualcuno non crede in essa con fede e fermezza, non potrà essere salvato».
[56] Sl 139.7-8 ; Mt 28.19 ; At 5.3-4 ; 1 Co 2.10-11 ; 3.16
[57] Gv 14.26, 15.26 ; Ga 4.6
[58] Gv 14.26 ; At 1.16 ; 28.25 ; Eb 3.7 ; 2 P 1.21
[59] Sl 119.28 ; 1 Co 2.12-15 ; Ef 1.17-19
[60] Is 11.2, 61.1-2 ; Lu 4.18-19 ; Gv 3.34 ; At 10.38
[61] Gv 14.26 ; At 2.4 ; Ro 15.18-19 ; Ef 3.5 ; Eb 2.3-4
[62] Gv 15.26, 16.13-14 ; 1 Co 12.3 ; 1 P 1.11
[63] Ez 36.26-27 ; Gv 3.5 ; Ro 8.15 ; 1 Te 1.5 ; 2 Te 2.13 ; 1 P 1.2
[64] Ro 8.9-11 ; Ef 3.16-19 ; 1 Co 6.17 ; 12.12-13
[65] 1 Co 12.7-11 ; Ga 5.22
[66] Mt 5.16 ; 1 Co 6.19-20, 10.31 ; 1 P 2.12, 4.11
[67] Gv 14.23 ; 1 Co 3.16 ; Ef 2.21-22
[68] Gv 16.8-11 ; At 1.8 ; Ro 15.19 ; 2 Co 10.3-5 ; Ga 3.2-5
Art. 2 – La Scrittura
La Scrittura[69] come Parola[70] di Dio è lo strumento della Rivelazione[71] speciale. E’ necessaria[72] e sufficiente[73] per conoscere[74] Dio, il suo piano[75] eterno (creazione, caduta, redenzione, restaurazione) ed il modo di adorarlo correttamente[76].
Questa Rivelazione è unica e chiara, non necessita di essere completata da nessun’altra[77]. La Scrittura è composta dai 66 libri del canone biblico definitivamente chiuso che lo Spirito Santo ha divinamente ispirato ai suoi autori umani[78], perfino nei minimi dettagli[79] dei manoscritti originali[80] (ispirazione plenaria e verbale).
Attraverso la storia, Dio ha preservato la Sua Parola[81] perché fosse ancora oggi degna di fiducia[82] e compresa dalla Sua Chiesa. Tutto ciò che dice si compie perfettamente[83].
La Legge, rivelata nella Scrittura in luoghi diversi[84] e in misura diversa, riflette il carattere di Dio[85]. Essa svela il peccato dell’uomo[86] e dimostra la necessità di ricorrere a Cristo[87]. Anche se essa non condanna più il credente, la Legge morale è interamente buona e rimane una guida sicura per la sua vita[88].
Il compimento della redazione della Scrittura nel secolo degli Apostoli ha voltato una pagina della storia della salvezza e concluso la rivelazione speciale[89]. Dalla fine del primo secolo, fino al ritorno di Cristo, la Parola di Dio non può essere modificata (ne aggiunte ne tagli)[90]. Completa[91] e definitiva[92] è pienamente sufficiente per la vita della Chiesa e dei credenti e nulla può paragonarsi a lei[93].
Dio ha rivelato la Sua persona e qual è il Suo scopo di redenzione attraverso miracoli e atti storici. Si possono osservare puntualmente nella storia della salvezza[94]. Oggi questi segni non sono né abituali, ne normativi per la vita del popolo di Dio. La presenza di miracoli è ancora possibile, secondo la libera sovranità di Dio ma, tutti i «segni e miracoli» non sono garanzia di autenticità divina. Devono essere esaminati con prudenza alla luce della Parola di Dio[95].
La scrittura è dunque la sola regola di fede[96] e di vita[97]. Ognuno dei suoi testi si deve interpretare in armonia con l’insieme[98] e si comprende nell’umiltà[99], con l’aiuto dello Spirito Santo[100].
Testi di riferimento a cui ci atteniamo e utili a chi desiderasse approfondire questi concetti:
– le Tre Dichiarazioni di Chicago (1978, 1982, 1986), sul modo di considerare la Bibbia e sui principi da rispettare per la sua interpretazione .
[69] Es 32.16 ; Mr 12.10 ; Lu 4.21 ; Gv 2.22 ; At 1.16 ; Ro 4.3 ; Ga 3.8 ; 1 Ti 5.18 ; Gm 2.8 ; 1 P 2.6
[70] De 8.3 ; Sl 19.8-10 ; Pr 30.5 ; Gv 1.1, 14 ; 2 Ti 3.16 ; 2 P 1.20-21
[71] De 29.29 ; Sl 119.130 ; Ef 3.3-5 ; Ap 1.1
[72] Mt 4.4 ; De 8.3 ; 1 P 2.2 ; 2 P 1.3 ; Ro 10.14-17
[73] De 4.2 ; Sl 19.8 ; 2 Ti 3.15-17 ; Gm 1.18 ; 1 P 1.23
[74] 1 Cr 16.8 ; Am 4.13 ; Gv 1.18, 17.26, At 9.15, 22.14
[75] Ef 1.9-10 ; 2 Ti 1.9-10 ; Ro 16.25-26 ; Eb 1.1-2
[76] Sl 119.11 ; Ro 10.14-17 ; 1 Gv 5.3
[77] De 4.2, 13.1 ; Pr 30.6 ; Ap 22.18-19
[78] Gv 14.16 ; 2 Ti 3.16 ; 2 P 1.21
[79] Sl 19.8 ; Gv 17.17
[80] Mt 5.18 ; Lu 16.17 ; Ap 22.18-19
[81] Sl 12.7-8 ; Is 55.11
[82] 2 Sa 7.28, ; Sl 119.96 ; Mt 24.35
[83] Sl 19.8 ; Is 55.11
[84] Ge 2.17 ; Es 20.1-17 ; De 10.4 ; Mt 5.17-19 ; Ro 10.5, 2.14-15
[85] Le 20.26
[86] Ro 3.20 ; Gm 2.10-11
[87] Ga 3.24
[88] Ro 13.8-10
[89] Ef2.20 ; 2 Ti 3.16-17 ; Eb 2.1-4 ; 2 P 1.19
[90] Ga 1.8 ; Ap 22.18-19
[91] Sl 19.8 ; De 4.2, 13.1
[92] De 29.28
[93] 2 Ti 3.16-17 ; 2 P 1.19
[94] Es 8.15 ; 2 R 2.11-14 ; Mr 2.12 ; At 5.12
[95] Mt 7.21-23 ; Mt 24.24 ; 2 Te 2.9
[96] Mic 6.8 ; Ro 10.17 ; 2 P 1.3
[97] Sl 1.2 ; Ez 20.11 ; Ha 2.4 ; 2 P 1.3
[98] Eb 1.1-2 ; 2 Ti 3.16
[99] Is 66.2 ; Mic 6.8 ; Gm 4.6 ; 1 P 5.5
[100] Pr 1.23 ; 1 Co 2.12-16 ; Ef 1.17
Art. 3 La Creazione
3.1 Generale
L’Iddio trinitario, nella sua libera volontà[101], ha creato tutto ciò che esiste, di visibile e di invisibile[102], e tutto, nel suo stato originale, era completamente buono[103]. Prima che iniziasse a creare, non esisteva null’altro se non Lui stesso. Mediante la sua Parola[104], Dio ha creato tutto con lo scopo di glorificarsi[105]. Ha creato gli angeli, spiriti immortali, santi e potenti, per lodarlo adorarlo e obbedirgli[106]. Nella sua provvidenza e secondo i suoi disegni, conserva[107] e governa tutto[108]. Tutta la creazione rivela le perfezioni invisibili, l’eterna potenza e divinità del Creatore[109] in modo che tutto ciò che esiste è chiamato ad adorarlo[110].
3.2 L’uomo
Dio ha creato l’uomo, giusto e santo, per conoscerlo, glorificarlo[111] e trovare la propria gioia in lui[112].
Ha creato Adamo ed Eva, prima coppia storica ed unica antenata dell’umanità[113]. Al culmine della creazione, l’uomo e la donna sono stati creati a immagine di Dio[114], che è il creatore di ogni essere umano[115].
Dio ha incaricato l’uomo e la donna di custodire la Terra e di governarla[116]. L’uomo e la donna sono stati creati uguali in valore[117] e in dignità. Sono diversi nelle loro caratteristiche e complementari nelle loro funzioni.
Con la creazione, Dio ha istituito il matrimonio fra un uomo e una donna[118]. Quest’alleanza normativa conclusa davanti a Dio e agli uomini, è un riflesso della relazione fra Cristo e Chiesa[119].
Testi di riferimento a cui ci atteniamo e utili a chi desiderasse approfondire questi concetti:
– Dichiarazione di Danvers (1988), sulla mascolinità e femminilità,
– Dichiarazione di Nashville (2017), su genere e sessualità
[101] Ap 4.11 ; Ef1.11
[102] Ge 1.1 ; Sl 24.1 ; 33.6 ; Is 37.16 ; 45.18 ; Gr 10.11-12 ; Gv 1.1-3 ; 1 Co 8.6 ; Ef 3.9 ; Cl 1.16 ; Eb 1.2 ; At 17.24
[103] Ge 1.31 ; 1 Ti 4.4
[104] Ge 1.3 ; Sl 33.9 ; Eb 11.3
[105] Sl 19.2 ; Is 43.7
[106] Ap 5.11-12
[107] Cl 1.17 ; Eb 1.3 ; 1 Co 8.6 ; 2 P 3.7
[108] Gb 38.32 ; Sl 103.19 ; 135.6 ; At 17.25 ; Gb 38-41 ; Mt 10.29-30
[109] Ro 1.19-20 ; Gr 10.12 ; Sl 104.24
[110] Sl 148 ; Ro 11.36
[111] Is 43.7 ; Ef 1.11-12
[112] Sl 16.11 ; Sl 73.25-26 ; Sl 84.2-3
[113] Ge 1.26-27
[114] Ge 1.27
[115] Gb 34.14-15 ; Sl 139.13-16 ; Gr 1.5 ; Is 49.5 ; At 17.28
[116] Ge 1.26-27 ; Sl 8.6-9
[117] Ge 1.27
[118] Ge 2.24 ; Mt 19.4-6
[119] Ef 5.22-33 ; Ap 19.7-8
Art. 4 La Caduta
4.1 Evento
Nella comunione che univa Adamo ed Eva a Dio, essi erano capaci di ubbidirgli e di disubbidirgli[120]. Tentati dal diavolo, hanno volontariamente disubbidito mangiando il frutto proibito[121]. Questo evento storico non sfugge comunque alla piena sovranità di Dio[122].
4.2 Conseguenze
A causa della caduta, la comunione fra Dio e l’uomo si è interrotta[123]. A causa della disubbidienza di Adamo, la morte e la corruzione sono entrati nel mondo[124] e tutto l’universo è stato contaminato[125]. La colpevolezza di Adamo è stata imputata a tutta l’umanità di cui era rappresentante[126]. Da allora, ogni essere umano nasce peccatore[127]. Egli è completamente decaduto nel suo essere in modo che tutto ciò che pensa, dice o fa è marcato dalla corruzione[128]. Ha sempre la capacità morale di effettuare delle scelte, ma la sua natura scaduta lo spinge inesorabilmente verso il peccato. È morto spiritualmente, schiavo del peccato e colpevole di fronte alla giustizia di Dio[129].
Tutte le sue facoltà sono contaminate dal peccato e, nel suo stato di depravazione, non può e non vuole piacere a Dio[130]. Per grazia, il Signore continua ad accordare i suoi numerosi benefici all’uomo e limita gli effetti del peccato nella sua creazione[131]. Così l’uomo è ancora capace di azioni virtuose in favore del suo prossimo.
Benché sfigurato dal peccato, l’immagine di Dio sussiste in ogni individuo[132], cosicché nessuno ha il diritto di far valere una superiorità intrinseca su di un altro essere umano[133].
[120] Ec 7.29
[121] Ge 3.1-6 ; 2 Co 11.3
[122] Am 3.6
[123] Cl 1.21
[124] Ro 5.12 ; 1 Co 15.21
[125] Ro 8.19-20
[126] Ro 5.12
[127] Ro 3.23 ; Sl 51.7 ; Gb 15.14
[128] Ro 3.9-18, 8.7 ; Ef 2.2-3 ; Gr 17.9
[129] Ef 2.3 ; Ro 6.20
[130] Ro 3.9-20
[131] Mt 5.45 ; At 14.16-17
[132] Gm 3.9
[133] Ro 3.23, 3.27-28 ; Gm 2.1
Art. 5 La Salvezza
Per compiere il suo progetto eterno, dopo la caduta, l’Iddio trinitario svela la redenzione, decretata dal Padre[134], compiuta attraverso il Figlio[135] e applicata dallo Spirito[136].
5.1 L’opera di Cristo
Nel suo amore e nella sua giustizia, Dio ha scelto Cristo come Salvatore prima della creazione del mondo[137]. Diventando pienamente uomo[138], Cristo si è identificato con gli uomini e può rappresentarli davanti a Dio[139]. Secondo le promesse fatte a Adamo[140] e a Abramo[141] e rivelate progressivamente nell’Antico Testamento, Gesù Cristo compie e inaugura l’alleanza di grazia fra Dio e il suo popolo[142]. Dio lo ha designato come il solo mediatore attraverso il quale gli uomini possono essere salvati[143]. Cristo ha subito la condanna di Dio, al posto di tutti i peccatori che credono in lui[144]. La sua morte è efficace perché Egli è pienamente Dio e la sua risurrezione proclama una volta per tutte che Egli è perfettamente giusto[145]. Attraverso la croce, Cristo trionfa sulle potenze spirituali in rivolta contro Dio, sul peccato e sulla morte[146].
5.2 I credenti
Attraverso la loro unione con Gesù Cristo, Dio compie la pienezza della sua salvezza per i credenti[147]. Egli perdona tutti i loro peccati per mezzo della fede in Cristo[148]. Liberati dalla schiavitù del peccato e del diavolo, essi entrano nel regno di Dio[149]. Cristo rende Dio favorevole ai credenti, perché Egli ha soddisfatto la giustizia di Dio e placato la sua ira nei loro confronti[150]. Essi possono vivere ora in comunione con il loro Creatore[151].
Il ministero terrestre di Cristo ha inaugurato “gli ultimi giorni”[152]. I cristiani vivono nel “già” dell’opera compiuta da Cristo e il “non ancora” della consumazione finale[153]. Possiedono un corpo decaduto e vivono in un mondo decaduto[154]. Hanno ricevuto le benedizioni secondo le promesse di Dio, di cui aspettano il pieno compimento, al ritorno di Cristo[155]. A causa di questa radiosa prospettiva che nutre la loro vigilante speranza, i credenti si consacrano a Dio in tutti gli aspetti della loro vita. Sono zelanti nel loro servizio per la Chiesa e nella proclamazione urgente del Vangelo. I cristiani aspirano con fervore al ritorno del loro Signore[156].
La morte fisica segna la fine della vita terrestre in questo mondo decaduto. Essa rimane un avvenimento triste per coloro che rimangono. Nell’attesa della risurrezione, l’anima dei cristiani si trova presso Cristo in uno stato di felicità; così i credenti possono vivere il lutto, restando nella pace[157].
5.3 La Redenzione
Origine della salvezza
Secondo la benevola volontà e il mistero della sua saggezza, Dio ha eletto prima della fondazione del mondo, coloro che Egli salva in Gesù Cristo[158].
Chiamata
Attraverso la proclamazione del Vangelo, Dio chiama tutti gli uomini a pentirsi[159]. Essi sono responsabili davanti a Dio delle loro scelte e della risposta che essi danno all’Evangelo[160]. Nella sua grazia e mediante l’azione del suo Spirito, il Padre attira dei peccatori a Cristo[161].
Rigenerazione
A causa del suo grande amore, Dio fa nascere di nuovo coloro che salva[162], così essi diventano così nuove creature per la vita eterna che in Gesù Cristo[163].
Conversione
In seguito all’azione dello Spirito Santo, il peccatore si pente del proprio peccato e pone la sua fede solo in Gesù Cristo, che confessa come Salvatore e Signore[164]. Si impegna da ora in poi a vivere per Dio[165].
Giustificazione
Attraverso la sua unione a Gesù Cristo e mediante la fede, Dio attribuisce la giustizia di Cristo al credente[166]. Il credente non è più trattato come un peccatore davanti a Dio, ma dichiarato giusto e libero da ogni condanna[167].
Adozione
Essendo giustificati, i credenti sono in pace e riconciliati con Dio, che li adotta come suoi figli, dando loro il suo Spirito, facendo di loro dei coeredi di Cristo, membri della famiglia di Dio[168].
Santificazione
Attraverso la loro unione a Cristo, i credenti sono stati santificati da Dio, che abita in loro nella persona dello Spirito Santo[169]. Egli li ha messi a parte perché lo adorino e gli assomiglino, secondo il modello di Gesù Cristo[170]. Consacrati a Dio, i suoi figli sono chiamati a lavorare alla loro santità, in una dipendenza continua dallo Spirito, dalla loro nuova nascita alla loro morte fisica, perché Dio è santo[171].
Per amore per Cristo, ubbidiscono volontariamente ai suoi comandamenti, che si riassumono nel fatto di amare Dio e il prossimo[172]. Lo Spirito Santo dà loro la volontà e la capacità di ubbidire per crescere in santità[173], portando del frutto secondo Dio[174], grazie principalmente alla lettura e all’insegnamento della Scrittura[175], alla preghiera[176], ai due ordinamenti istituiti da Cristo (battesimo e cena)[177], alla comunione fraterna[178] e al servizio[179]. I cristiani testimoniano la loro conversione con una vita trasformata[180]. Anche se dichiarati giusti da Dio, i santi sono chiamati, durante la loro vita sulla terra, a lottare contro il peccato, che dimora in loro[181]. Essi sono chiamati a glorificare Dio, nella sofferenza, nella prova come nell’abbondanza[182].
Perseveranza dei Santi
Mediante il sigillo dello Spirito Santo, i cristiani autentici possono sperimentare legittimamente la certezza della salvezza[183]. Grazie a Dio, essi perseverano nella fede[184]. Coloro che abbandonano definitivamente, testimoniano che non hanno mai veramente conosciuto Cristo[185]. Nulla e nessuno può separare i credenti dal loro Salvatore[186].
Glorificazione
Al ritorno di Gesù Cristo, i cristiani risorgeranno con un corpo glorioso[187], per vivere eternamente nella presenza di Dio[188]. Così, gioiranno pienamente di tutti i benefici della loro salvezza in Cristo[189].
Testi di riferimento a cui ci atteniamo e utili a chi desiderasse approfondire questi concetti:
– I 5 “Sola”, formula dei Riformatori (XVI s.), che riafferma i fondamenti della Salvezza
Sola Scriptura (solo la Scrittura), Sola Fide (solo la fede), Sola Gratia (solo la grazia), Solus Christus (solo Cristo) e Soli Deo Gloria (solo a Dio la gloria).
[134] Is 46.10 ; Ro 9.15 ; Ef 1.4-6 ; Ef 1.11-12
[135] Gv 17.4 ; 19.30 ; Ef 1.7
[136] Gv 16.8 ; At 9.31 ; Ef 1.13-14
[137] Is 42.1, 2 Ti 1.9 ; 1 P 1.18-20
[138] Gv 1.14 ; Ga 4.4
[139] Ro 5.17-19 ; Eb 2.17-18
[140] Ge 3.15
[141] Ge 12.3 ; Ga 3.8, 15
[142] At 4.12 ; Ro 3.25 ; Eb 1.1-2, 8.6, 9.15
[143] 1 Ti 2.5 ; Eb 7.25
[144] Mt 26.28 ; Gr 31.31-34 ; 32.39-41 ; Éz 11.19 ; 36.26-27 ; Eb 9.15, 28 ; Jn 10.15, 26 ; 11.50-52 ; 17.6, 9,19 ; Ap 5.9 ; És 53.12 ; Ef 5.25-27 ; Ro 8.29-32
[145] 1 Co 15.3-4 ; Eb 9.14, 10.14
[146] Ef 1.20-23 ; Cl 2.15
[147] Ef 1.1-14 ; Ef 2.6
[148] Ro 8.1 ; Ef 2.8-9
[149] Ro 6.1-2 ; Ef 1.1-3 ; Cl 1.13-24 ; 1 P 1.11
[150] Ro 3.25 ; 2 Co 5.21 ; 1 Gv 2.2
[151] Ro 5.1 ; 2 Co 5.17
[152] At 2.16-17 ; Eb 1.1-2 ; 1 P 1.20
[153] Gv 19.30 ; Ro 8.23 ; Ef 2.6 ; Ph 3.20-21 ; 1 Gv 3.2
[154] Ge 3.17-18 ; Ro 7.18, 24 ; 2 Co 4.16 ; 1 Gv 5.19
[155] 2 Co 1.20 ; Ef 1.3 ; Ga 3.14
[156] 1 Te 5.6-8 ; Tit 2.11-13 ; Ap 22.20
[157] Ge 3.19 ; Lu 23.43 ; Gv 11.33-35 ; Ph 1.21-23 ; Eb 9.27
[158] Gv 15.16 ; Ro 8.30 ; Ro 9.14-16 ; Ef 1.4 ; 2 Ti 1.9
[159] Mt 28.19-20 ; Mr 1.15 ; At 17.30-31
[160] Mt 17.12 ; At 2.23
[161] Gv 6.37, 44 ; Gv 10.29
[162] Ez 37.11-14 ; Gv 3.3 ; 6.44 ; 10.15
[163] 2 Co 5.17 ; Ef 2.10
[164] 1 Co 12.3 ; Tit 3.3-5
[165] Ph 2.12 ; Gm 2.18,22. Eb 6.11-12
[166] Ph 2.12 ; Gm 2.18,22. Eb 6.11-12
[167] Ro 8.1
[168] Ga 4.6-7 ; Ro 8.15
[169] At 20.32 ; Ro 8.11 ; 1 Co 6.19
[170] Ef 2.10 ; Ef 5.1-2
[171] Ro 6.13 ; Ro 8.13 ; 2 Co 7.1 ; 2 P 1.5
[172] Mt 22.37-40
[173] Ga 5.16 ; Ef 4.20-24 ; Ph 2.13
[174] Ga 5.22
[175] Cl 3.16 ; 2 Ti 3.16-4.2 ; 1 P 2.2
[176] 1 Te 5.17
[177] Mt 28.19-20 ; 1 Co 11.26
[178] Eb 10.24
[179] Ro 12.4 ; 1 Co 12.4 ; 1 P 4.10
[180] Gm 2.20, 26
[181] Ro 7.21 ; 1 P 2.11
[182] Gm 5.13-14
[183] Ro 5.2-5 ; Ro 8.15-16 ; 1 Gv 2.3, 3.14, 3.18-25
[184] Gv 10.28-29 ; 1 Co 1.18 ; Ph 1.6
[185] 1 Gv 2.19
[186] Ro 8.31-39
[187] 1 Co 15.42-43, 51-52 ; 1 Te 4.16-17
[188] Gv 5.28-29 ; Ph 3.21
[189] Ap 21.4
Art. 6 La Chiesa
6.1 La Chiesa universale
La Chiesa universale, nel suo insieme, è la colonna e il sostegno della verità[190]; essa è costituita dall’insieme dei riscattati, che formano il popolo di Dio[191]. Essa è il corpo di Cristo, costituita dai credenti uniti, mediante lo Spirito Santo, a Cristo che ne è il capo. Essa è la Sposa di Cristo, il suo capo. Abitata dallo Spirito Santo, essa è il Tempio di Dio, di cui Cristo è la pietra angolare. È lui che la edifica[192].
La Chiesa è una, santa, universale e fedele alla sana dottrina trasmessa una volta per tutte, dagli Apostoli, nelle Scritture[193].
6.2 Missione
La Chiesa deve vegliare a proclamare tutto il Vangelo di Cristo[194], a tutti i popoli del mondo intero[195], alfine di fare nuovi discepoli fondando Chiese locali[196]. Queste ultime incoraggiano in modo intenzionale la testimonianza dei credenti nei loro ambienti e l’invio di missionari fino alle estremità della terra[197].
6.3 Chiesa locale
La Chiesa locale è la manifestazione visibile e temporale della Chiesa universale, che adora e glorifica Dio[198]. I suoi membri si riuniscono per un culto centrato su Cristo, nella comunione fraterna[199]. La chiesa mira alla mutua edificazione. Essa rende una testimonianza in parole e in opere e serve sia al suo interno che fuori. Insegna e vive la Parola di Dio in tutte le occasioni[200]. Ci sono vere e false Chiese[201], ma non c’è una Chiesa locale perfetta[202].
6.4 Culto La Chiesa locale rende un culto comunitario a Dio, nella gioia e nel rispetto, principalmente attraverso la predicazione della Scrittura[203], la preghiera[204], i 2 ordinamenti indicati da Cristo[205] e i canti[206]. Questo culto si svolge con ordine, in modo intellegibile e convenevole[207], sottomettendosi alle indicazioni della Scrittura.
6.5 Disposizioni (Ordinamenti)
Il battesimo e la santa cena sono gli unici Ordinamenti istituiti da Cristo. Segni del suo patto, contribuiscono a nutrire la fede dei suoi discepoli riuniti in Chiesa[208]. Il battesimo si pratica, salvo eccezioni, per immersione[209], deve derivare da una confessione di fede cosciente in Gesù Cristo. Il battesimo è un atto unico di obbedienza, attraverso il quale il credente manifesta che è morto al peccato e vivente per Cristo. È il segno della remissione dei peccati del credente in Cristo e dell’offerta della sua vita a Dio[210]. Esprime la risoluzione di vivere per Dio e materializza la sua appartenenza alla Chiesa[211].
La Santa Cena è il pasto del patto durante il quale i credenti condividono il pane e il vino, simboli del corpo di Gesù e del suo sangue che è colato per i loro peccati[212]. Attraverso la cena del Signore, i credenti fanno l’esperienza della comunione con Cristo e con la sua Chiesa, che è il suo corpo[213]. Così, essi commemorano e proclamano regolarmente la morte di Cristo, attendendo il suo ritorno[214].
6.6 Autorità
Il governo della Chiesa locale è assicurato dal consiglio collegiale degli anziani, che la dirigono, servendola[215]. Gli anziani sono fratelli[216] chiamati da Cristo e riconosciuti dalla Chiesa locale[217], secondo i criteri fissati nella Scrittura[218]. Gli anziani si sottomettono alla Scrittura ed esercitano la loro autorità, insegnandola[219]. Su questa base, essi sono responsabili della disciplina della Chiesa locale, col sostegno dei membri[220]. Ogni membro si sottomette all’autorità collegiale del consiglio degli anziani, sulla base della Scrittura, così come esposta in questa Confessione di fede[221].
6.7 Membri
Ogni cristiano è chiamato a essere un membro fedele di una Chiesa locale[222]. Battezzato, serve la Chiesa in modo generale e più specificamente utilizzando i doni ricevuti dallo Spirito[223]. Il membro manifesta la sua appartenenza alla Chiesa locale attraverso la sua adesione ufficiale[224]. Partecipa regolarmente alla vita della Chiesa[225] e provvede generosamente ai suoi bisogni spirituali e materiali, in tutta libertà e secondo i suoi mezzi[226].
I membri, testimoni di Cristo, devono amarsi gli uni gli altri, coltivare l’unità[227] e riprendere con dolcezza coloro che si smarriscono[228]. Tutti i membri sono chiamati al servizio, alcuni lo sono assumendo una responsabilità di diacono o di anziano[229].
Testi di riferimento a cui ci atteniamo e utili a chi desiderasse approfondire questi concetti:
– la Dichiarazione di Losanna (1974), nel suo appello a evangelizzare così come alla necessità e all’urgenza di presentare Cristo, solo Salvatore, ad ogni essere umano e in tutte le culture.
.
[190] 1 Ti 3.15
[191] 1 Co 12.13 ; Ef 2.13, 16
[192] Ef 1.22-23, 2.19-22, 5.25-27
[193] Ef 2.20
[194] At 20.27
[195] Mt 28.19 ; At 1.8
[196] At 14.21-23 ; Tit 1.5 ; Ro 15.20 ; 2 Ti 2.2
[197] Mt 5.14-16 ; At 2.46-47 ; At 13.1-3 ; 3 Gv 5-8
[198] Mt 16.18 ; 1 Co 1.2 ; Ef 4.4-6
[199] Mt 18.20 ; At 2.42 ; Eb 10.24-25
[200] 1 Co 14.26
[201] Mt 7.15-16, 24.24 ; 2 Co 11.13-15 ; Ap 2.9
[202] 1 Co 1.10-13 ; Ph 3.12 ; 1 Te 4.1
[203] 2 Ti 4.2
[204] Mt 6.9-13 ; At 1.14, 2.42 ; 1 Ti 2.1-2
[205] Mt 28.18-20 ; 1 Co 11.23-26
[206] Ef 5.19 ; Cl 3.16
[207] 1 Co 14.23, 40
[208] Mt 28.19 ; At 2.38 ; Ro 6.3-4 ; 1 Co 11.23-26
[209] MT 3.16 ; Gv 3.23 ; At 8.38-39 ; Ro 6.3-4
[210] At 2.38 ; Ro 6.3-4 ; Ga 3.27 ; Cl 2.12
[211] At 2.14 ; 1 Co 12.13
[212] Lu 22.19-20 ; 1 Co 11.23-25
[213] 1 Co 10.16-17
[214] 1 Co 11.26
[215] At 6.4 ; At 20.28 ; Tit 1.5 ; Eb 13.17
[216] 1 Co 14.34-35 ; 1 Ti 2.12
[217] At 14.23
[218] 1 Ti 3.1-7 ; Tit 1.5-9
[219] Ga 1.8 ; Ef 4.12 ; 1 Ti 3.2 ; Tit 2.15
[220] Mt 18.15-20, 1 Co 5.4-5, 2 Co 2.6
[221] Mt 18.15-20, 1 Co 5.4-5, 2 Co 2.6
[222] At 2.41 ; 1 Co 5.12-13 ; 1 Co 12.21 ; Eb 10.25
[223] Ro 12.4-8 ; 1 Co 12.25 ; Ef 4.16 ; 1 P 4.10
[224] At 2.41-42 ; At 5.14 ; Eb 10.24-25
[225] At 2.44-46 ; 1 Co 12.27
[226] 2 Co 9.7 ; Ga 6.10
[227] Gv 13.33-34 ; Ef 4.1-3 ; Ph 2.1-2
[228] Mt 18.15-17 ; Ga 6.1 ; 2 Ti 2.24-25 ; Gm 5.19
[229] 1 P 4.10-11
Art. 7 I cristiani nel mondo
I cristiani sono nel mondo, ma non sono del mondo[230]. I cristiani devono amare il prossimo come loro stessi[231]. Essi sono inviati da Cristo nel mondo per testimoniare della grazia di Dio ai loro contemporanei[232] e vivere una vita di santità in mezzo alla corruzione del secolo presente[233]. Attraverso la loro fedeltà, i cristiani sono in benedizione al mondo che li circonda, devono vegliare a promuovere il Vangelo[234], in tutte le sfere della loro vita personale e della società. Essi manifestano una gestione saggia dell’ambiente secondo il mandato culturale[235].
I cristiani hanno la responsabilità di comprendere e di valutare la cultura circostante secondo i principi della Scrittura[236], valorizzando gli effetti della grazia comune e opponendosi all’idolatria ed ai falsi dei di questo mondo[237].
7.1 Rapporti con le autorità umane
Benché siano stranieri e pellegrini sulla terra, i cristiani riconoscono la loro responsabilità politica e sociale e si sottomettono alle autorità civili. Essi devono pregare per loro e ubbidire a loro, fintantoché queste non li obblighino a disubbidire a Dio[238].
7.2 Etica della vita e della morte
Ogni essere umano, portatore dell’immagine di Dio[239], possiede per questo motivo una dignità intrinseca. Gli uomini sono quindi responsabili davanti a Dio della preservazione e della protezione di ogni vita umana[240], che inizia al concepimento[241] e termina alla morte fisica. Nella condizione di una persona morente, è bene incoraggiare le cure palliative (che alleviano le sofferenze)[242], distinguendole dall’accanimento terapeutico (che oltraggia la dignità della persona), e dall’eutanasia attiva (che afferma una volontà umana di mettere fine alla vita)[243].
7.3 Etica del matrimonio e della sessualità
Secondo il pensiero biblico, il matrimonio è un’alleanza a vita, fra un uomo e una donna[244]. Questo impegno a condurre una vita comune, dev’essere liberamente consentito e pubblico, davanti a Dio e alle autorità responsabili dell’ordine sociale. Dio ha dato la sessualità[245] come una componente buona e necessaria, e questa non può esprimersi se non nel quadro del matrimonio[246].
Un cristiano non deve considerare il matrimonio se non con una cristiana[247].
È normale associare la Chiesa locale all’iniziativa del matrimonio fra due cristiani. Gli usi e costumi culturali non devono impedire un progetto di matrimonio.
Gli sposi vivono il matrimonio nel dono e nel servizio reciproco. Dio ha dato la sessualità come componente buona e necessaria, essa si può esprimere solo nel quadro del matrimonio. La relazione fra Cristo e la sua Chiesa è il modello relazionale del matrimonio. Lo sposo, a immagine di Cristo, esercita un’autorità caratterizzata da un amore sacrificale. La sposa, a immagine della Chiesa, si sottomette volontariamente a suo marito[248].
Dio chiama alcune persone al celibato, così la felicità di una persona non passa necessariamente attraverso il matrimonio. Né il matrimonio, né il celibato conferiscono valore particolare[249].
7.4 Etica della famiglia
Dio ci chiama a vivere l’amore fraterno fra cristiani[250], prima di tutto nel quadro del matrimonio e della famiglia, cellula elementare delle società umane I figli naturali, o adottati, non sono né un diritto né un dovere, ma una benedizione che Dio accorda alla coppia[251]. Tutti i genitori sono i primi responsabili dell’educazione dei propri figli. I genitori cristiani sono responsabili di insegnare la Bibbia ai loro figli e di educarli secondo i principi biblici[252]. Essi vegliano a fornire il necessario per il loro pieno sviluppo. I figli sono chiamati a onorare i loro genitori fino nella vecchiaia[253]. Tutti i passi destinati ad avere un figlio o a regolarne la sua venuta, sia sul piano medico che sociale (adozione) non possono essere effettuati con il solo pretesto che sono tecnicamente o giuridicamente possibili. Per esempio, la maternità surrogata è da vietare. Di contro, certe forme di procreazione medica assistita o di contraccezione, sono possibili, a condizione di non infrangere i principi biblici.
7.5 Fede e libertà individuali
Il cristiano si sottomette gioiosamente a Cristo[254], che è il Signore[255] in tutti i campi della sua vita (personale, scolastica, professionale, ludica, finanziaria, ecc.). Evita le trappole del lassismo[256] e del legalismo[257]. Oltre agli insegnamenti chiari della Scrittura, ogni cristiano gestisce la propria libertà[258], nella sua anima e coscienza, nella prospettiva di doverne rendere conto a Dio, cercando il bene dei suoi fratelli e del suo prossimo, e non nuocendo alla testimonianza[259].
Dio si prende cura dei cristiani dando loro ogni cosa in vista del loro bene[260]. Essi sono chiamati a vivere nella contentezza a non amare il mondo, particolarmente il piacere, il conforto ed il denaro che possono divenire degli idoli[261]. Essi manifestano la loro riconoscenza verso Dio, essendo generosi col prossimo[262].
I cristiani devono esaminare tutte le loro scelte di vita, gestire il loro tempo e le loro risorse materiali e finanziarie, alla luce della Scrittura. Tutto deve essere previsto nella prospettiva di partecipare alla vita della Chiesa locale[263]. I credenti ricercano, secondo la pietà un’igiene di vita che considera tutti i bisogni e gli aspetti della loro esistenza: spirituali, relazionali, emozionali, cognitivi e fisici[264].
7.6 Combattimento spirituale
I credenti sono chiamati a condurre un combattimento spirituale contro gli spiriti malvagi (il diavolo e i demoni)[265]. Costoro sono angeli creati buoni da Dio, che si sono ribellati contro di lui e sono scaduti in modo irreversibile[266], benché restino sempre soggetti alla sua sovranità[267]. Sono stati vinti da Cristo[268] alla croce e attendono il giudizio finale, seguito dalle pene eterne[269].
Il diavolo lavora con lo scopo di distogliere il mondo da Dio[270]. Può tentare, influenzare il credente[271] utilizzando il suo peccato, ma non possederlo. Così il combattimento spirituale dei credenti deve essere condotto contro il loro proprio peccato, con la santificazione[272] e la sottomissione a Cristo e non in una ricerca di confronto diretto con i demoni. Sottomessi a Dio e equipaggiati di tutte le armi[273], i credenti personalmente e nella Chiesa, resistono agli spiriti malvagi, attraverso la preghiera, la fede[274], una vita pia e la proclamazione del Vangelo di Cristo[275].
Testi di riferimento a cui ci atteniamo e utili a chi desiderasse approfondire questi concetti:
Precisamente su questi argomenti gli articoli della terza Dichiarazione di Chicago che tratta del carattere sacro della vita umana (art. V), il matrimonio, la famiglia e la sessualità (art. da VI a VIII), lo stato (art.IX), la legge e la giustizia (art. X), la guerra (art. XI) i diritti dell’uomo (art. XII), l’economia (art. XIII), il lavoro e il tempo libero (art. XIV), la ricchezza e la povertà (art. XV), l’ambiente (art. XVI).
[230] Gv 17.14, 16 ; Gv 15.18-21 ; Ro 8.7 ; 1 P 4.4-5
[231] Mt 5.44, 19.19, 22.39 ; Mr 12.28-34 ; Lu 10.27-29 ; Ro 13.8-10 ; Ga 5.14 ; Gm 2.8
[232] Gv 17.18 ; Mt 28.18-20 ; Gv 20.21 ; 2 Co 5.20
[233] Ro 16.19 ; 2 Co 7.1 ; 1 Te 4.7 ; 1 P 4.1-4 ; Eb 12.14
[234] At 1.1-12 ; At 20.24 ; Ro 1.15, 15.20 ; 1 Co. 9.16-18
[235] Ge 1.28 ; Sl 24.1 ; Ro 8.19-22
[236] Ro 12.2 ; 1 Co. 9.22
[237] Mt 5.45 ; Gm 1.17 ; 1 Co. 10.14 ; 1 Gv 5.21 ; 1 Te 1.9
[238] Ro 13.1-7 ; 1 P 2.11-17 ; At 4.19 ; Tit. 3.1 ; 1 Ti. 2.1-2
[239] Ge 1.26-27 ; Ps. 8.5-6
[240] Es 20.13 ; De 5.17 ; Gm 2.11
[241] Sl 139.13-16
[242] 2 Co 1.3-4
[243] Ge 1.26-27 ; Es 20.13 ; Sl 139.13-16 ; Pr 3.27 ; Ec 3.1-2
[244] Ge 2.24 ; Lé 18.22-25 ; 20.13 ; Mal 2.14 ; Mt 19.5-6 ; Mr 10.5-9 ; Ef 5.31 ; 1 Co 6.9-10
[245] Pr 5.15-19 ; 1 Co. 7.2-5
[246] Ac. 15.20 ; 1 Co. 5.1, 6.13 ; Ga. 5.19 ; Ep. 5.3 ; 1 Th. 4.3
[247] 1 Co 7.39 ; 2 Co. 6.14
[248] Ef 5 ; Ap. 19.7-8
[249] 1 Co 7.27, 36-37
[250] Gv 13.35, 15.13 ; Ro 12.9-10 ; 1 P 3.8, 4.8 ; Eb 13.1-2
[251] Sl 127.4-5
[252] Pr 22.6 ; 1 Ti. 3.4 ; Tit. 1.6
[253] Es 20.12 ; De 5.16 ; Mt 15.4 ; Mr 7.10 ; Ep. 6.2
[254] Gm 4.7 ; Gv 15.14
[255] Gv 13.13 ; Mt 7.21 ; Ro 14.8-9 ; 1 Co 8.6
[256] Gr 48.10 ; 1 Co 15.58 ; Ga 5.13
[257] Ga 2.16, 5.1, 6 ; Cl 2.20-21
[258] Ga 5.13
[259] Ga 5.13-14 ; 1 Co 6.12, 10.23-24
[260] Mt 6.8, 33 ; Lu 12.30 ; Gv 6.27 ; Ph 4.6
[261] Ph 4.11 ; Mt 6.24 ; Lu 16.13 ; 1 Ti 6.10 ; Eb 13.5
[262] Ro 15.26 ; 2 Co 8.5
[264] Mt 6.33 ; Ro 12.10, 12.2 ; 1 Co 6.19-20 ; 1 Ti 4.7-8
[265] Ef 6.12 ; 1 P 5.8
[266] Mt 25.41
[267] Gb 1.12
[268] Cl 2.15 ; Lu 10.18
[269] Ap 12.9 ; 2 P 2.4 ; Jud 6
[270] Ge 3.3-7 ; Gv 8.44 ; 1 Gv 3.8
Art. 8 La morte e la condizione finale
La morte fisica, fine della presente vita terrestre, riguarda tutti gli esseri umani[276], tranne coloro che saranno vivi al ritorno di Cristo[277]. Dopo la morte, il corpo e l’anima si separano[278], fino al giorno della risurrezione[279]. Il corpo si decompone[280] mentre l’anima sopravvive, sia in una condizione di sofferenza lontano da Dio (i perduti)[281], sia in uno stato di beata adorazione, in presenza di Cristo (i riscattati)[282]. Dopo la morte, nulla consente di passare da una condizione all’altra[283].
8.1 Ritorno di Cristo e risurrezione
Un giorno, che Dio solo conosce[284], Cristo raccoglierà il suoi con lui[285]. Verrà in questo mondo, di persona, con il suo corpo glorioso[286] e in maniera visibile a tutti[287], per giudicare i vivi e i morti[288] e stabilire il suo regno sula terra[289].
Tutti gli uomini risusciteranno con i loro corpi, dotati di differenti qualità[290].
8.2 Giudizio finale e pene eterne
Cristo manifesterà la gloria di Dio giudicando gli esseri umani di ogni tempo[291] e gli angeli[292], conformemente alle loro opere[293]. I perduti e gli angeli decaduti subiranno una pena eterna e cosciente[294], in un luogo di tormento preparato da Dio[295].
8.3 Nuova Creazione
Dio completerà la sua opera di redenzione, con la riconciliazione di ogni cosa per mezzo della croce di Cristo[296]. Nel nuovo cielo e la nuova terra, il peccato[297], la sofferenza[298] e la morte[299] non esisteranno più.
I riscattati, resi perfetti[300], vivranno eternamente, con un corpo incorruttibile[301], nella gloriosa presenza di Dio[302], sotto il regno di Cristo[303]. Dio sarà pienamente glorificato da tutti[304]. I riscattatai lo conosceranno perfettamente[305] e troveranno in Lui un piacere sovrabbondante[306].
[271] 1 P 5.8 ; 2 Te 2.9-11
[272] Ro 6.19
[273] Ef 6.10-18
[274] Gm 4.7
[275] Ef 6.18 ; Lu 21.36 ; 1 Te 5.17 ; 1 Co 1.21, 9.16 ; Ro 8.12 ; Ga 2.20 ; Cl 3.1-17
[276] Ge 3.19 ; Gb 30.23 ; Ec 9.5 ; Ro 5.12
[277] 1 Co 15.51-52 ; 1 Te 4.15-17
[278] Gb 19.26 ; Ec 12.7 ; 2 Co 5.1, 8
[279] At 3.21 ; 1 Co 15.53-54
[280] At 3.21 ; 1 Co 15.53-54
[281] Lu 16.23-24 ; Jd 1.7
[282] Lu 23.43 ; At 7.59 ; Ph 1.23 ; Eb 12.22-24 ; Ap 14.13
[283] Da 12.2 ; Lu 16.26
[284] Mr 13.32 ; At 1.7 ; 1 Te 5.2 ; 2 P 3.10
[285] Mr 13.27 ; Gv 10.16, 11.52 ; 2 Te 2.1
[286] Mt 25.31; At 1.11 ; 1 Te 4.16 ; 2 Te 1.10 ; Tt 2.13
[287] Za 12.10 ; Mt 24.30, 26.64 ; Ap 1.7
[288] Za 12.10 ; Mt 24.30, 26.64 ; Ap 1.7
[289] Da 7.13-14 ; Mt 24.30 ; 2 P 3.13 ; Ap 21.3-4, 22.3-5
[290] Da 12.2 ; Gv 5.28-29 ; At 24.15 ; 1 Co 15.42-43
[291] Ez 39.21 ; At 17.31 ; 2 Ti 4.1 ; Ap 15.4
[292] Mt 8.29 ; 2 P 2.4
[293] Mt 16.27 ; Gv 5.28-29 ; Ro 2.6 ; Ap 20.12
[294] Mt 8.12 ; Mr 9.47-48 ; 2 Te 1.9 ; Ap 14.10-11 ; 20.10
[295] Mt 25.41 ; Mr 9.47-48 ; Ap 20,15
[296] Ro 5.10 ; 2 Co 5.18-19 ; Cl 1.20
[297] Is 65.25 ; 1 P 5.10 ; Ap 21.8
[298] Is 65.19 ; Ph 3.21 ; Ap 7.16-17
[299] Is 25.8 ; Ro 8.21 ; 1 Co 15.26, 54 ; Ap 21.4
[300] Ef 1,4 ; 1 Co 15.49 ; Ph 3.12, 20-21 ; Cl 1.22 ; 1 P 5.10
[301] 1 Co 6.14 ; 15.42-43 ; Ph 3.21
[302] Sl 73.24 ; Is 60.19 ; 2 Co 4.14 ; Ap 21.3, 10-11, 23
[303] Da 2.44 ; Lu 22.29 ; Ph 2.9-11 ; 2 Ti 2.12 ; Ap 5.13
[304] Mt 25.31 ; Ef 1.14 ; Ph 1.10-11 ; 2 Te 1.10
[305] Mt 5.8 ; 1 Co 13.12 ; 1 Gv 3.2
[306] Sl 16.11 ; Is 35.10 ; Gv 16.22 ; 1 P 4.13 ; Jd 1.24
«Oh, profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi e ininvestigabili le sue vie! Infatti “chi ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì da riceverne il contraccambio?” Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen.» (Romani 11:33-36)
